CAG, EdS, Formazione, Progetto WorkOut, Senza categoria, Servizio Minori e Famiglia

Chiamami adulto

Grande partecipazione alla serata del 20 novembre a Peschiera Borromeo con il dott. Matteo Lancini

Insegnanti, genitori, educatori ed educatrici, rappresentanti della comunità educante e numerosi/e giovani hanno preso parte alla serata del 20 novembre a Peschiera Borromeo, che ha visto come ospite Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta di rilevanza, nonché scrittore e docente universitario.

L’incontro è stato dedicato al tema dell’adolescenza, fase della vita in cui – ha sottolineato Lancini – è fondamentale esplorare i molteplici contesti nei quali i ragazzi e le ragazze costruiscono le proprie relazioni: dalla famiglia alla scuola, dagli ambienti digitali ai setting terapeutici, dal gruppo dei pari alle prime esperienze di coppia.

Al centro della riflessione, l’idea che l’educazione debba fondarsi su un atteggiamento autenticamente umano, capace di entrare in sintonia con il funzionamento affettivo, emotivo e psichico degli adolescenti.

Non può esserci educazione digitale, prevenzione della violenza di genere o educazione all’affettività – ha evidenziato Lancini – senza l’ascolto vero delle loro voci, talvolta complesse e dolorose. Dare legittimità alle emozioni non significa “dare loro ragione”, ma riconoscerne la fatica: spesso, infatti, ciò che ostacola maggiormente gli e le adolescenti è l’impossibilità di esprimere il proprio mondo interiore. Quando queste emozioni non trovano ascolto, possono trasformarsi in gesti disperati, rivolti contro sé stessi/e (come disturbi alimentari e comportamenti autolesivi) o contro gli altri.

Lancini ha richiamato anche la fragilità adulta, che talvolta rende difficile un dialogo profondo e autentico. Educare all’ascolto, diventare una presenza realmente empatica e capace di accogliere è, secondo lo psicoterapeuta, un passaggio imprescindibile per avvicinarsi ai giovani e alle giovani in una fase così delicata della loro crescita.

Attraverso esempi concreti, racconti e riflessioni incisive, il relatore ha offerto ai presenti spunti significativi e strumenti pratici per superare l’urgenza del “fare” e imparare, invece, a “stare nella relazione”. Un approccio che può aiutare ragazzi e ragazze a non sentirsi più soli, ma compresi, accompagnati e sostenuti dalla comunità educante.