Senza categoria

“I miei figli… e chi li capisce?” In scena con il Teatro Forum

Una mamma stanca che continua a provarci a tenere insieme la famiglia, un papà che si barcamena tra il traffico in tangenziale e gli straordinari al lavoro, due figli adolescenti con i loro mondi preziosi e fragili, quanto imperscrutabili. Sono questi i personaggi che ci interrogano nella performance di Teatro Forum “I miei figli…e chi li capisce?” che da anni la nostra cooperativa propone a cittadini, cittadine e famiglie dei territori in cui lavoriamo.

Nell’ultimo anno e mezzo, fra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, sono state numerose e molto partecipate le serate di Teatro Forum promosse dal gruppo di Teatro dell’Oppresso della Libera Compagnia di Arti e Mestieri Sociali – ArTdO – fra cui ricordiamo quelle a: Peschiera, per il Servizio Minori e Famiglie, presso l’oratorio….; Rozzano, per la Casa per Fare Insieme in collaborazione con la Pastorale Giovanile, presso l’oratorio Sant’Angelo; Zibido San Giacomo, per il Tavolo Minori Zibido, presso corte San Pietro; Binasco, per il progetto Unicamente, presso la scuola secondaria…

Le scene teatrali di “I miei figli…e chi li capisce?” sono frutto, cosi come gli altri spettacoli messi in scena in questi anni, di percorsi laboratoriali di Teatro dell’Oppresso (TdO) che hanno coinvolto gruppi di educatori, assistenti sociali, genitori, insegnanti.

Ma che cos’è il Teatro Forum e il Teatro dell’Oppresso?

Il Teatro dell’Oppresso che consiste in una metodologia di teatro sociale, maieutico e partecipativo nata in Brasile grazie al lavoro coraggioso di Augusto Boal negli anni ’70. Da allora ha viaggiato in tutto il mondo, adattandosi e cambiando forma per continuare a realizzare il suo obiettivo primario: produrre consapevolezza e cambiamento reale all’ interno dei nostri contesti di vita, marcati da dinamiche oppressive di tipo socioeconomico, culturale, politico, educativo.

Il Teatro Forum è forse la sua tecnica più famosa e si basa su un principio molto semplice: ognuno/a è esperto/a della propria vita e nel confronto non giudicante con gli altri e le altre può aumentare la consapevolezza del problema e del proprio ruolo, del potere che ognuno di noi può mettere in gioco per liberare sé stesso e gli altri.

A partire dalle esperienze professionali e di vita dei partecipanti ai laboratori viene creata collettivamente una storia depurata dagli elementi personalistici e arricchita dal vissuto e dalle esperienze di tutti, in modo da arrivare ad un “modello” che sia il più possibile condiviso e reale, nel senso di urgente, vivo nelle sue domande a cui effettivamente il gruppo non sa dare risposte univoche. 

Una volta presentato il modello al pubblico, quest’ultimo è invitato a riflettere collettivamente su ciò che ha visto e, se il modello funziona, a riconoscersi in determinate dinamiche oppressive (carichi di lavoro famigliare non equi, difficoltà di carattere socioeconomico, conflitti relazionali e di genere, visioni culturali pregiudizievoli e limitanti…). Quando il facilitatore del teatro forum chiede al pubblico se si può fare qualcosa di diverso, se si può tentare di modificare alcune di queste dinamiche osservate collettivamente grazie alla funzione teatrale, sempre si produce la magia: uomini e donne, ma anche ragazzi e ragazze si alzano dalla sedia e, a volte con impeto altre con iniziale timore, entrano in scena sostituendo i personaggi e mettendo in discussione con i loro corpo, le loro emozioni e le loro storie, che debba andare così e che le cose non possano cambiare se noi per primi ci interroghiamo e ci esponiamo in prima persona.

Perché le persone intervengono e lasciano il loro posto rassicurante e anonimo? Perché si agitano sulla sedia commentando a mezza voce, come se quello che accade in scena li riguardasse?

Forse proprio perché li riguarda, ci riguarda davvero: la storia di quella mamma, di quel ragazzo, di quella famiglia è una storia comune, che conosciamo bene perché vissuta anche da noi o dai nostri cari, perché ne riconosciamo alcune dinamiche, perché non si tratta di problematiche individuali e specifiche di quella famiglia, ma di questo nostro mondo in cui tutti e tutte siamo immersi, con le sue sfide e i suoi meccanismi oppressivi che ci riguardano tutti e tutte.

Ad esempio, nel corso di una delle ultime serate in cui il nostro gruppo di TdO ha coinvolto la comunità territoriale del sud Milano, il tema principale su cui quel pubblico ha scelto di soffermarsi maggiormente è stato quello della privacy tecnologica dei nostri figli e figlie adolescenti: come educare in questa fase storica all’utilizzo della tecnologia tenendo insieme protezione, autonomia, limiti e dialogo? Come “resistere” all’ imperativo di essere brave mamme, ottime lavoratrici e donne in carriera quando la tua rete sociale è in frantumi e il peso di tutte le cose da fare diventa insostenibile? Come educare al rispetto di se e dell’altro, all’ascolto dei propri bisogni e del proprio istinto quando le relazioni passano principalmente da un social network?

Queste ed altre sono le domande che, proprio perché ci riguardano, spingono i nostri spett-attori e le nostre spett-attrici ad abbandonare la comodità delle sedie per portare il loro punto di vista, la loro urgenza, il loro parziale, ma prezioso contributo a occuparci di un problema collettivo.

In particolare appare davvero preziosa e significativa dal punto di vista pedagogico l’opportunità di presentare il Forum a gruppi che includano genitori e figli, o comunque generazioni diverse. Non solo “scambiarsi i ruoli” e mettersi nei panni dell’adolescente o del padre che torna stanco dal lavoro, ma anche ascoltarsi, osservare in diretta gli effetti che determinate parole o azioni possono produrre sulle relazioni che costruiamo con i nostri figli, provare ad allargare le soluzioni possibili per considerare il punto di vista di tutti i vari soggetti in campo. È straniante, e al tempo stesso illuminante, osservare ragazzini e a volte anche bimbi e bimbe intervenire con coraggio in scena, svelando spesso ipocrisie e fatiche della genitorialità, incarnando essi stessi la domanda di limiti, di vicinanza, di andare in profondità nelle cose che a volte noi adulti sfuggiamo. Si realizza un dialogo corporeo e vivo nella comunità che ci ospita. E spesso si termina la serata con la testa piena di domande e con la sensazione di esserci incontrati, guardati, ascoltati, ri-conosciuti. E con l’immancabile cerchio di saluto finale in cui i corpi si riconoscono, si ringraziano, respirano per chi è stato, per chi c’è, per la comunità.

Progetti per il futuro

Attualmente ci piacerebbe molto realizzare altri e nuovi modelli di teatro forum che intercettino nuovi bisogni e desideri di cambiamento collettivo. Per questa ragione stiamo svolgendo alcune giornate laboratoriali che hanno l’obiettivo di fare crescere la compagnia ArTdO e creare nuove storie da mettere alla prova con il supporto delle comunità nei territori in cui lavoriamo.