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Agorà sull’Adolescenza, Torino: un’occasione per crescere insieme

Torino, 29 e 30 maggio 2025. L’Agorà sull’Adolescenza, promossa da Animazione Sociale, ha rappresentato per noi di Arti & Mestieri Sociali un momento prezioso di confronto e visione, ma anche una vera occasione educativa vissuta in presenza, in movimento, in relazione.
Sì perché siamo partiti in tanti. Tanti davvero.
Tutti gli operatori e le operatrici dei Centri  e dei Progetti Giovani della cooperativa, insieme a 20 tra ragazze e ragazzi che partecipano alle nostre iniziative e azioni sui diversi territori.

Il viaggio verso Torino è iniziato presto, sui binari dell’alta velocità.
Saluti, qualche sorriso ancora timido, valigie leggere e occhi ancora socchiusi dal sonno di una sveglia suonata troppo presto. Come in una coreografia silenziosa e affiatata, salivano uno a uno: Davide da Segrate, Andrea da Locate, Samuel e Davide da Pantigliate, il gruppo di Pioltello, la Redazione e altri ancora. I posti del treno si riempivano piano. Seduti accanto ad ascoltare musica, assonnati.

A Torino siamo stati una presenza collettiva, non solo numerosa ma significativa, che ha voluto rendere visibile e concreta la nostra idea di lavoro educativo: costruire con i giovani il mondo che vorremmo; allestire luoghi e contesti in cui le relazioni possano trasformarsi in opportunità per esserci e crescere.

L’Agorà è stata una piazza autentica: una grande comunità provvisoria in cui si sono incrociate storie, esperienze e saperi. Come cooperativa, abbiamo scelto di portare non solo la nostra voce professionale, ma di dare spazio e parola a loro, i giovani.
Nel workshop che abbiamo curato — “Una domanda di luoghi ad alta intensità relazionale. Ripensare i Centri di Aggregazione Giovanile” —  siamo partiti dalle testimonianze dei giovani e degli educatori che abitano i centri per confrontarci tutti insieme sul valore di luoghi che permettono l’incontro tra pari e con adulti, fuori dalla pressione prestazionale del compito e in grado di entrare in connessione con le domande vitali dei percorsi di crescita.
Abbiamo aperto tre sguardi: quello dei ragazzi, quello degli educatori e quello delle comunità.
Dal primo sguardo e dopo un’attivazione autobiografica, è nata una lettera collettiva poetica e potente, che esprime un desiderio semplice e oggi rivoluzionario: avere un posto dove stare.
“Dove sentirsi visti, accolti, riconosciuti. Dove poter essere sé stessi senza dover diventare altro. “Dove sentirsi a casa, talmente tanto da dimenticarsi di tornare a casa.”
Nel secondo e terzo sguardo, educatori e referenti istituzionali hanno provato a interrogarsi su cosa regge davvero questi spazi. Le relazioni, la fiducia, la presenza quotidiana. E anche la necessità di politiche pubbliche che riconoscano il valore dei luoghi informali, inclusivi e accessibili, dedicati agli adolescenti.

Perché il lavoro educativo, per noi, è questo: uno spazio collettivo, una pratica condivisa, un’alleanza continua tra adulti e giovani: non qualcosa che si fa per, ma qualcosa che si fa con.
E ogni volta che i ragazzi prendono la parola e si sentono ascoltati — “e mi ascoltavano pure!” ha detto uno di loro ai suoi amici una volta tornato a casa — sentiamo che quel lavoro ha un senso. E ci invita, ancora una volta, a crescere insieme.

Il venerdì mattina 3 delle piazze di discussione sono state animate proprio da loro, i giovani.

  • La PIAZZA SOCIAL / HACKERARE IL POTERE DEL DIGITALE E FARNE UN USO EVOLUTIVO? Interviene, tra gli altri, ANDREA COLOSIMO, studente, Board Progetto IoNoi, Rozzano (Mi)
  • La PIAZZA SCUOLA / DOCENTI, EDUCATORI, PSICOLOGI A SCUOLA POSSONO CAMBIARE LA SCUOLA? DAVIDE RAGADINI, studente, associazione Giovani, Pantigliate (Mi)
  • La PIAZZA MALESSERI / LO STAR MALE DELL’ADOLESCENZA: MALATTIA DELLA SOCIETÀ? DAVIDE ZUCCHETTI, studente, Progetto giovani Segrate (Mi)

I loro nomi presenti sulla locandina, i corpi al centro della scena, le voci insieme a quelle dei relatori adulti.

Gli interventi hanno rappresentato non solo un gesto simbolico, ma una scelta precisa: riconoscere che i giovani non sono “oggetto” di riflessione, ma soggetti competenti, esperti per esperienza e portatori di pensiero e visione. Nelle loro parole, a volte incerte ma vere, si aprono i varchi più autentici verso un cambiamento possibile che non riguarda solo i giovani, ma tutta la società.