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NOI CI SIAMO
In queste settimane si parla molto di ragazze e ragazzi. Delle manifestazioni, della rabbia, degli scontri, della paura, dei fermi che hanno coinvolto anche persone minorenni.
In mezzo a tante letture, giudizi e semplificazioni, sentiamo il bisogno di ribadire una cosa per noi fondamentale: noi ci siamo.
Ci siamo perché ciò che ragazze e ragazzi vivono ci riguarda. E perché, come educatrici ed educatori, sentiamo la responsabilità di ascoltare, provare a comprendere, lasciarci interrogare. Soprattutto quando ciò che hanno da dire ci spiazza e mette in discussione le nostre certezze.
Questa fotografia ci ricorda qualcosa che è al cuore del nostro lavoro educativo: prima di ogni etichetta c’è una persona. Con la sua storia, le sue relazioni, le sue paure e i suoi desideri. Con uno sguardo sul mondo che merita di essere riconosciuto e preso sul serio.
Per noi educare significa incontrare ogni persona nel momento di vita che sta attraversando, senza ridurla a un comportamento o a un giudizio. Riconoscere che la rabbia può esprimere malessere, fragilità, senso di ingiustizia, ma anche domande e desideri di cambiamento. E che tutto questo si intreccia con le disuguaglianze, le opportunità che mancano, la fatica di sentirsi parte di una comunità e di immaginare il proprio futuro.
Significa saper stare nel conflitto, non semplicemente cercare di spegnerlo. Accogliere la rabbia senza banalizzarla, porre limiti senza interrompere la relazione, attraversare le fratture senza la fretta di ricomporle. Creare le condizioni perché anche le parole più difficili possano essere espresse, ascoltate e diventare occasione di confronto e consapevolezza.
Significa anche riconoscere che ragazze e ragazzi non sono soltanto persone da proteggere o accompagnare. Hanno diritto a prendere parola, a dissentire, a partecipare e a contribuire a trasformare la realtà in cui vivono.
Questo chiama in causa anche noi, come parte del mondo adulto. Non possiamo chiedere partecipazione e poi accoglierla soltanto quando non disturba. Non possiamo chiedere fiducia senza essere disponibili a metterci in discussione.
Per questo, oggi più che mai, mettiamo a disposizione i nostri Centri di Aggregazione Giovanile. Luoghi sicuri e accoglienti in cui ragazze e ragazzi possono portare paure, rabbia, confusione, pensieri e domande, anche le più scomode. Spazi in cui trovare educatrici ed educatori disponibili all’ascolto e al confronto, costruire relazioni di fiducia e sperimentare concretamente la possibilità di esprimersi e partecipare.
La stessa disponibilità è rivolta alle famiglie e alle persone adulte di riferimento, perché anche le loro preoccupazioni, incertezze e domande possano trovare uno spazio di ascolto e confronto.
Ci siamo per ascoltare, ma anche perché abbiamo bisogno di capire. Abbiamo bisogno delle parole, delle esperienze e degli sguardi delle nuove generazioni per comprendere ciò che sta accadendo, interrogarci sul nostro lavoro e sulle comunità che contribuiamo a costruire. Perché ascoltare davvero significa anche essere disponibili a cambiare il nostro modo di guardare e di agire.
Anche quando le loro voci sono scomode. Soprattutto allora.
📷 Foto: Redazione di Animazione Sociale