Offrire in maniera adeguata ad un minore la protezione, la cura, l’accompagnamento alla crescita di cui ha bisogno, richiede secondo noi, che non ci si limiti ad accoglierlo, ma lo si sappia fare in maniera il più possibile mirata e, in alcuni casi, altamente specializzata, soprattutto quando è stato allontanato da casa.

Per questo abbiamo scelto di gestire strutture di accoglienza in grado di ben definire il proprio mandato e progetto specifico, non basate sul valore ideologico dell’accoglienza, ma sull’alta professionalizzazione degli operatori e sulla ricerca costante di confronto e aggiornamento metodologico (anche attraverso la realizzazione di gruppi studi, convegni, materiali scientifici), sempre orientata a rispondere ai riferimenti tecnici e teorici che gli studi e gli approfondimenti sul trauma hanno introdotto nel corso del tempo. Ci siamo quindi operati sempre per promuovere una chiara differenziazione tra le diverse risorse di accoglienza (comunità educative, comunità tutelari, famiglie affidatarie, comunità familiari,…) scegliendo di concentrare il nostro impegno nella gestione di strutture che, nel panorama delle diverse risorse di accoglienza, sapessero farsi riconoscere per la loro capacità di andare oltre le funzioni educative e di cura.

Nella comunità residenziale per bambini L’Ora blu (che gestiamo dal 1996), in quella diurna Passaggi di Tempo (dal 2001) e in quella residenziale per ragazze Patchanka (che abbiamo gestito dal 2001 al 2010), abbiamo infatti sempre posto la nostra attenzione soprattutto sulle funzioni di tutela, e quindi sugli aspetti di protezione del minore e su quelli di collaborazione con servizi e tribunali per valutare e sostenere la recuperabilità delle funzioni  genitoriali, da un lato, e dall’altro sulla costruzione di relazioni riparative, in grado di supportare il lavoro psicosociale volto al superamento del danno psicologico subito dal minore per le esperienze maltrattanti vissute.

 

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